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Questo è un politico di un certo peso. Viene per una selezione di un collaboratore. Lo faccio parlare. Mi confessa che lui le selezioni se la fa da solo da anni, ma adesso gli manca il tempo. "Mi può dire il metodo, il criterio con il quale sceglie?" Guarda il cielo, arrovescia gli occhi come a dire "ma che domanda mi fa??" E scandisce: “Colpo d’occhio”. Che percentuale di errore ha col metodo "Colpodocchio"? "Zero", dice. "Zero per cento". "Nel nostro mestiere caro mio… beh l’errore non-è-concesso". E promana un alto grado di soddisfazione insieme ad un basso grado di credibilità. L'intelligenza Artificiale invece narra che: "Il fallito inserimento aziendale" riguarda, in Europa, il 20% delle selezioni di personale. Mentre invece, no il fallimento, ma la "insufficiente rispondenza alle aspettative del committente" è il 40/50% dei casi, nei primi 18 mesi di lavoro del nuovo collaboratore. Il problema principale che ci fa sbagliare nelle scelte dei collaboratori è la soggettività dei criteri di scelta. Ciascuno ne ha uno differente e tende a crederci con una certa tenacia. Tutti hanno in comune una sola cosa: la tendenza all’errore. Nel suo fondamentale volume sui "difetti del ragionamento umano" dal titolo RUMORE Daniel Kahneman, Premio Nobel per la Psico economia, scrive così. "La propensione di una persona a compiere tipici errori di giudizio è legata, soprattutto, a due aspetti: troppa fiducia in se stessi, sottovalutazione del rischio." Ho chiesto all'AI, Intelligenza Artificiale: "Qual è l'errore più frequente che fa chi assume persone?" Risposta: "Stai attento a chi ti piace subito e tanto". Antonio Bicego Dottore in Psicologia
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