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Dal giugno 2025 in Italia è vietato l’uso del cellulare nelle scuole anche a fini didattici. Il regolamento scolastico può prevedere la sospensione dopo tre avvertimenti. Tuttavia circa il 30% degli studenti risponde al cellulare in orario scolastico, quindi imbroglia. L'intelligenza artificiale AI è uno strumento di una potenza e di una capacità di aiuto alla didattica, di una capacità di risolvere problemi che c’è solo da rimanere sbalorditi. In Giappone, per citare un paese civile che sul tema ha un atteggiamento molto diverso da noi, non c’è nessuna interdizione di legge al libero uso di AI e ogni istituto decide in autonomia. Quel che accade ora è che il cellulare viene usato quando l’insegnante lo consente. L’insegnante dà l’ordine “spegnere i telefoni” e tutti lo spengono senza obiezioni. Ma il Giappone è notoriamente un mondo molto disciplinato, dove le regole vengono rispettate rigorosamente. A sostenere questo atteggiamento in Giappone è la tradizionale tendenza a dare una grande importanza all’armonia di gruppo, al non creare disturbo e laggiù questo è un valore quasi sacro. Quindi: nel paese più disciplinato al mondo l’uso di AI è molto più libero rispetto a noi. Nel paese meno disciplinato al mondo si mettono regole ferme che non vengono rispettate. Cosa apprenderanno gli studenti italiani, che passano in media 30 ore a settimana in un luogo di apprendimento che si chiama scuola senza poter usare l'AI, la madre di tutti gli strumenti di apprendimento, l’intuizione resa algoritmo, la scintilla che ci riporta al principio dell’evoluzione? Poco. Mi permetto di suggerire a tutti coloro che hanno figli di fare il possibile per aiutarli a usare e usare bene AI. La scuola e anche l'università diffondono, su questo argomento, più dubbi e preoccupazioni che incoraggiamenti. Nei miei colloqui di selezione trovo ancora troppi diplomati, laureandi e laureati che hanno la testa piena dei problemi, delle difficoltà, dei rischi collegati all'intelligenza artificiale. Il rischio più grande che vedo io, per ora è legato al fatto che i giovani da noi, prima che usarla male, la usano pochissimo AI. Se andiamo avanti così il temuto flusso di giovani laureati che vanno all’estero potrebbe avere un rallentamento perché non li vorranno più, all’estero, giovani laureati italiani cui la scuola o il pregiudizio hanno impedito l’accesso vasto e libero alla più possente forma di conoscenza che gli esseri umani abbiano mai creato. È già il tempo in cui, in un colloquio di lavoro fatto anche di test…un candidato che sa usare l’intelligenza artificiale ha più opportunità e risolve qui e ora…molti più problemi di uno che si mette il ditino in bocca per aspettare che gli sovvenga la risposta o la soluzione. Antonio Bicego Dottore in Psicologia
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