Il cervello mariuolo


“Se in una corsa superi la persona che è al 2° posto, a che posto arrivi?“


Se avete risposto giusto, cioè 2° posto, sappiate che il 61% di un campione di studenti di Harvard non ha risposto come voi. Se ci pensate la risposta giusta è di una banalità unica. Ma anche il 40% di quelli (tutti laureati) che hanno dato la risposta giusta, dopo sei mesi, in fretta, danno la risposta sbagliata.

Per non parlare delle decisioni che prendiamo sotto l’influsso delle emozioni. “L’emozione è uno stato alterato del corpo e quindi della mente, associato all’imminenza di qualcosa a cui è opportuno sottrarsi o che invece è opportuno perseguire”. (E. Boncinelli, genetista)

Quindi, sotto l’influsso di una forte emozione, è fortemente sconsigliato prendere una decisione. Ditemi voi se va bene decidere sotto “uno stato alterato del corpo e della mente”. Lo stesso vale per la paura. La paura è una condizione umana e animale così importante per la sopravvivenza che nel nostro cervello, per il suo riconoscimento, è delegata una ghiandola grande e specifica: l’amigdala. L’amigdala ci avverte di quando il segnale che vediamo è legato alla sopravvivenza.
Essa si attiva, ad esempio, quando vediamo un volto umano molto spaventato, terrorizzato. La nostra amigdala è una specie di grilletto pronto a farci rizzare il pelo (guardate quanto sono grande!), oppure scappare oppure attaccare con tutte le nostre forze perché la situazione è grave. L’amigdala è legata anche all’apprendimento. Ossia: non solo inonda il sangue di sostanze allarmanti, ma accentua anche l’apprendimento. Cioè “fissa” le situazioni critiche in modo che il cervello le ricordi in futuro, le tema e le eviti.
Questo è il suo scopo e significato evolutivo.

Le situazioni in cui il nostro cervello unito alla nostra intelligenza, più l’emozione… ci tradisce è quando:

  • quando dobbiamo decidere in fretta (guardate le prime due righe di questo scritto)
  • quando siamo emozionati. Le decisioni prese nel momento acuto dell’emozione sono gravemente inficiate. Molte dimissioni sono date in fretta e i pentimenti successivi sono talvolta vani.
  • quando siamo “sotto pressione” e il nostro gruppo di riferimento ha già preso una decisione: ci vogliono grande forza e grande indipendenza di giudizio per opporsi.

Infine la rabbia. Questa categoria, che colpisce quasi tutti noi umani almeno una volta la settimana, ci costringe a gesti che hanno ripercussioni lunghe una vita. È quando si fanno sfuriate che gli altri ricorderanno con ribrezzo. O quando diamo o riceviamo un banale ceffone che mai, mai, mai avremmo dovuto dare.
Concludo.
Le prime due righe di questo scritto sono la testimonianza del fatto che gli esseri umani non sanno fino a che punto loro stessi commettono atti e fanno scelte che, se fosse passato un minuto, se avessero atteso meditando 60 secondi… Molti non sarebbero agli arresti domiciliari. Altri sarebbero ancora con quella compagna/o che invece hanno molestato o ucciso.



Antonio Bicego
dottore in Psicologia