Una cosa alla volta

 

Mi ricordo bene un giorno di maggio di qualche anno fa quando per lavoro andai a trovare nella sua curatissima e bellissima azienda un grande orafo di Mussolente. Quinta elementare, te lo dice senza vergogna e senza presunzione: potrebbe. Ha un impero industriale multicontinentale. "Che agenda usi?" Gli chiesi. Mi è sempre interessato il modo concreto, digitale o no, con cui i grandi nel loro campo aiutano il loro cervello a ricordarsi le cose. "Come fai a ricordarti le cose fondamentali?"

Incrociò le mani sulla nuca, mi guardò al di sopra della sua scrivania libera e vuota e, in dialetto veneto mi disse. "Gnente agende, mi." (io non uso agende).

"Vedi, oggi farò una cosa sola. Devo licenziare il direttore generale di una delle mie aziende perché ruba. Vuoi che abbia bisogno di un’agenda per ricordarmelo? Vuoi che me lo dimentichi? Vuoi che scriva sull’agenda: licenziare tal dei tali, vedere i nuovi biglietti da visita, controllare prezzi auto dei dipendenti...?"

"Oggi c'è una cosa sola da fare e non me lo scordo e la farò bene. Il resto non conta. Non ti far confondere le idee perchè altrimenti farai piccole cose piacevoli invece di altre dolorose e necessarie."

Poi siamo andati a pranzo. "Polenta e baccalà", dico io. "A me no polenta", dice lui. "Grazie. Ho mangiato solo quella fino a dodici anni."

 

John Nash è stato un matematico americano, mentalmente instabile, figlio di un alcolizzato che lo abbandonò ancor giovane. Tutta la vita lottò contro la follia. Ci fu un periodo in cui dichiarò pubblicamente di essere, lui stesso, l’imperatore dell'Antartide. Ebbe il Nobel per l’Economia nel 1994 per i suoi contributi originali alla “teoria dei giochi”. Costruiva algoritmi, formule matematiche, che aiutano a comprendere e a risolvere complessi problemi economici. (Un algoritmo è anche una formula matematica con la quale lo Studio BICEGO aiuta le aziende a sbagliare di meno quando assumono persone).

Anche Nash la pensava come l’orafo di Mussolente. Diceva che bisogna occuparsi di poche cose e andare a fondo, non disperdersi: concentrarsi. Suggeriva ad esempio di non leggere nessun giornale, di non occuparsi di troppe cose perché tutto, rispetto al tema principale, è rumore di fondo. L’orafo miliardario e lo scienziato dei numeri danno un suggerimento ai conduttori d’impresa. Non dire che hai un sacco di problemi. È probabile che ti sbagli e che tu ne abbia invece uno solo. Uno alla volta, beninteso, uno alla volta di urgente-importante. Il resto è rumore di fondo. Il multitasking (fare più cose contemporaneamente) è un errore che si paga.

 

Antonio Bicego
dottore in Psicologia