Il colloquio di selezione


Il colloquio di selezione è una cosa vecchia e che rappresenta il secolo passato e che non esiste più nella sua forma originaria. Ecco perchè. 

Quando assumevo negli anni ‘80 periti chimici in quantità alla GLAXO (una multinazionale che oggi ha 110 mila dipendenti)… mettevo un annuncio sul Corriere della Sera. Costava due milioni di lire e rispondevano di solito 200 oppure 300 persone, spesso ancora di più, da tutta Italia Isole comprese. Invitavo quelli con i migliori voti e l’onorevole Andreotti, sette volte presidente del consiglio, mandava le sue raccomandazioni, scritte bene e suadenti. Il capoccione inglese mi diceva di non tenerne nessun conto, e io lo facevo. I candidati invitati al colloquio venivano volentieri e puntuali dalla Sicilia, dal Piemonte e da tutta Italia. Facevo loro (20 o 30 eletti) alcune batterie dei migliori test psicologici in voga allora e i migliori classificati, tipo sei o sette persone, venivano convocati per un colloquio ulteriore con lo psicologo e, se lo passavano, erano pure esaminati da una commissione di dirigenti Glaxo. Tutti prendevano la cosa maledettamente sul serio… Tutti sapevano che il prescelto avrebbe avuto, in caso di successo, la vita migliorata di molto: stipendio sicuro e più che buono; sede elegante e prestigiosa; e chi aveva lavorato lì poteva accedere ad altre aziende più piccole del settore, venendo accolto molto bene e con riguardo. Il posto era sicuro e, perlopiù, a vita. Questo teatrino è andato completamente perduto. 

Oggi, 2026, quando metti su qualunque sito (non parliamo neanche delle inserzioni sui morenti quotidiani) la tua inserzione per cercare un ingegnere o un chimico o un programmatore… costoro non rispondono nemmeno perché sono abituati a essere cercati loro da chi ha bisogno. 

Poi c’è un surplus di laureati in lettere, scienze di qua e di là della comunicazione, psicologi e scienziati politici che non li vuole quasi nessuno e che devono loro, quelli bravi, arrangiarsi in qualche modo e farsi strada da soli e c’è a chi ovviamente va bene, ma pochi. Vanno bene anche i laureati in matematica o fisica. Abbastanza bene economia e quasi abbastanza bene i laureati in legge. Ma, i fatti sono questi. Vicenza ha 1836 avvocati. C’è lavoro per 200. Adesso, con la AI che è alla ribalta, la produttività del soggetto aumenta dal 50% al 100%. Risultato: il lavoro reale per avvocati, o comunque laureati in legge, in tre anni calerà del 50%. Tra coloro che saranno sempre cercati, Intelligenza Artificiale o non Intelligenza Artificiale, ci sono:

idraulici
elettricisti
medici
massaggiatori
infermieri
badanti
falegnami
psicoterapeuti

Il mondo del lavoro è diviso tra coloro che sono cercati da tutti: periti,  ragionieri, ingegneri, medici, infermieri, aggiustatori meccanici, eccetera … e quelli che se la devono sfangare e con un uso smodato di AI molti se la sfangano, me compreso. 
Per coloro che sono cercati da tutti e non ce n’è abbastanza come i periti… beh, la selezione la fanno loro. L’azienda li deve coccolare e pagare quasi come un tornitore che guadagna come un professore, ma al tornitore nessuno gli sputa in faccia e nessuno gli manca di rispetto. 
Ecco come son cambiate le cose, e il colloquio di selezione ne è la cartina da tornasole.



Antonio Bicego
Dottore in Psicologia