Non si cambia


Quello della brillantina.
Quello polemico.
Il no vax.
Il non laureato che ci piange su.
Quello che si dilunga sui difetti della sua attuale azienda.
Quello che arriva in ritardo, ma non è ritardatario. Quello che parla solo lui e non lo fermi. Quello con la camicia sbottonata in piccola parte, e ne fuoriesce un ciuffo di pelo.

Ammettiamolo, sono ossessionato dal mio lavoro, ma è perchè mi diverte troppo. Mi pare che il colloquio di selezione sia troppo paradigmatico, troppo rappresentativo. Di cosa? Ma della vita!

Stavolta tratto brevemente di un aspetto: il fatto che non si cambia, che l’uomo non cambia e si porta dietro pregi e difetti per tutta la vita. Magari soffrendo e pagandone il prezzo: ma non cambia. (Certo, si invecchia; certo si cambia la camicia; anche l’auto). A non cambiare siamo proprio noi con i nostri tratti fondamentali, alcuni dei quali ci danneggiano mortalmente.

Quattro anni fa ho visto in selezione un ottimo tecnico con tutte le qualità del suo ruolo. Non venne assunto dall'azienda che ne aveva bisogno nè da quelle dopo. Faccio una riunione con i miei esperti e ci chiediamo: perchè?
Che sia per via del profumo che usa abbondantemente? Mah.
Certo che dopo quattro anni ci scambiamo quattro occhiate e poi spalanchiamo le finestre di nuovo: mister profumo era rimasto coerentemente attaccato alla bottiglietta di un tempo oppure ad una di equivalente incisività.

Dieci anni fa buoni intervisto un ottimo venditore. Aveva fatto degli ottimi test specifici e aveva tutti i tratti e le doti apparenti del buon venditore. Attirava l’attenzione degli interlocutori perchè era mezzo nudo. Ok, esagero. Ma aveva tre bottoni della camicia aperti, e i calzoni molto corti e niente calzini. Interpello una mia collega molto moderata in tutto e cauta nei giudizi e mi dice: "Chissà se lo prende il cliente: so che il candidato è bravo, ma è anche imbarazzante".
Il cliente, un giovane furbo e spiritoso, mi restituì la scheda con cui lo proponevo con la battuta: "Vestire gli ignudi. Mandami di meglio".
Lo ho rivisto anche per curiosità la scorsa estate e... era cresciuto il pelo, il peso e il numero di bottoni davanti non annodati.

Chi cambia azienda descrive quella da cui vuole andarsene come un brutto posto. Nessuno dice "io ho cattivo carattere": in selezione si dice che "i colleghi non sono all’altezza e anche il titolare"… Ma in qualcuno il tema di quanto brutto sia l'ambiente dove lavora viene declinato con particolari molto numerosi e imprecisi. Dopo averlo visto io, lo vede un collega. "Tu come lo vedi", chiedo? "Non sono riuscito a sapere null’altro", mi dice, "se non quanto invivibile sia l'ambiente e quanto insensato il comportamento di tutta la direzione". I due colloqui si son succeduti a 5 anni di distanza e nel frattempo il candidato aveva cambiato azienda.

Nessuno cambia i fondamentali, anche quelli piu banali, che determinano i nostri modi di essere e con essi il nostro destino.

La domanda interessante e che mi inquieta è: "E io, che profumo uso? E come son messo a bottoni davanti?" Perche l’ultimo ad accorgermene sono io e, se anche me lo dicono, non so cambiare.

Antonio Bicego
dottore in Psicologia